Il Quotidiano
Gli scrittori e la loro macchina da scrivere
Hemingway possedeva una Royal e una Underwood, Sylvia Plath una Hermes 3000, Steinbeck una Hermes Baby, Marguerite Duras una Olivetti. Dietro ogni grande libro del XX secolo si cela una macchina da scrivere ben precisa, e spesso si tratta di un modello che si trova ancora oggi.
- Dodici autori, dodici macchine identificate
- I modelli ancora disponibili in officina
- Fonti verificate, nessuna leggenda copiata

Una macchina da scrivere non corregge, non suggerisce, non salva. Obbliga a decidere.
Dodici autori
Chi scriveva su cosa, e perché è importante
Le attribuzioni che circolano su Internet sono spesso errate: ad Agatha Christie viene attribuita la macchina da scrivere di Orwell, mentre a Hemingway viene attribuito un modello che non ha mai posseduto. Quanto segue si basa sugli inventari dei collezionisti e sulle vendite documentate. Qualora un autore abbia utilizzato più macchine da scrivere, lo specifichiamo.

1899 – 1961
Ernest Hemingway
Hemingway non possedeva una sola macchina da scrivere, ma ben una decina. Si iniziò con una Corona 3 pieghevole, la macchina da scrivere dei corrispondenti di guerra, abbastanza piccola da stare in una borsa. Seguirono poi le Underwood portatili, una Underwood Noiseless, una Royal 10 da ufficio e diverse Royal portatili.
Scriveva in piedi, con la macchina da scrivere appoggiata su uno scaffale all’altezza del petto, per non affaticare la schiena. È questa l’immagine che ha fatto il giro del mondo: l’uomo in piedi davanti alla sua Royal, nella sua casa dell’Avana.
La lezione per un acquirente di oggi: non esiste una «macchina da scrivere». Esistono macchine che resistono, ed Hemingway le consumava una dopo l’altra.

1890 – 1976
Agatha Christie
Ovunque le viene attribuita una «Remington Home Portable». Si tratta di un errore: quel modello è quello di Orwell. La Christie scriveva su una Remington Portable no 2, e successivamente su una Victor T, la versione britannica carenata del modello 5.
Elaborava le sue trame su dei quaderni, a volte diverse decine contemporaneamente, e le trascriveva a macchina solo una volta definito il meccanismo del delitto. La macchina serviva per mettere tutto in ordine, non per cercare idee.
Le Remington portatili del periodo tra le due guerre si riconoscono per il loro carter spigoloso e per la loro corsa secca. Continuano a figurare tra le più robuste della loro generazione.

1903 – 1950
George Orwell
Orwell scrisse *1984* su una Remington Home Portable, una variante del modello 3, in una fattoria isolata sull’isola di Jura, in Scozia. Era già molto malato: scriveva a letto, con la macchina da scrivere sulle ginocchia, tra un attacco di tosse e l’altro.
Il manoscritto definitivo lo batté a macchina lui stesso, non avendo trovato alcuna dattilografa disposta a recarsi fino nel Giura. Ci dedicò le poche forze che gli erano rimaste.
È senza dubbio la migliore argomentazione contro l’idea che la macchina da scrivere sia un oggetto romantico. Per Orwell era uno strumento, e uno strumento molto pesante.

1908 – 1964
Ian Fleming
Dopo aver terminato *Casino Royale*, Fleming si regala una Royal portatile placcata in oro, commissionata appositamente nel 1952. Il gesto si adatta perfettamente al personaggio: James Bond nasce da una macchina da scrivere dorata, in una villa giamaicana.
Utilizzava anche macchine da scrivere molto più comuni, una Triumph Gabriele e una Olympia SF, quando scriveva al di fuori delle vacanze.
La Royal dorata è stata venduta all’asta negli anni ’90. È una delle poche macchine da scrivere il cui valore dipende tanto dall’oggetto stesso quanto dalla mano che l’ha utilizzata.

1922 – 1969
Jack Kerouac
Nell’aprile del 1951, Kerouac scrisse *Sulla strada* tutto d’un fiato, su un rotolo di fogli incollati uno dopo l’altro lungo circa trenta metri, per non doversi fermare a voltare pagina. Il rotolo esiste ancora ed è stato esposto in diversi musei.
Nel corso degli anni ha utilizzato diverse macchine da scrivere: una Underwood portatile, una Underwood Noiseless da ufficio, una Royal e, in seguito, una Hermes 3000, quella svizzera dai bordi arrotondati.
La sua velocità nella digitazione era già leggendaria quando era ancora in vita. Truman Capote ne trasse spunto per la battuta più famosa della letteratura statunitense: «Quello non è scrivere, è dattilografare».

1932 – 1963
Sylvia Plath
La Plath utilizzò diverse macchine da scrivere: una Royal da studentessa, una Smith-Corona Sterling, un’Olivetti Lettera 22 regalatale da sua madre. Successivamente arrivò l’Hermes 3000 di colore verde pallido, sulla quale scrisse *La campana di cristallo* e le poesie di *Ariel*.
Questa macchina è stata venduta all’asta con il proprio numero di serie e la valigetta originale. Si tratta di uno dei pochi casi in cui è possibile collegare un oggetto specifico a testi specifici.
La Hermes 3000 rimane ancora oggi una delle macchine più ricercate: una battitura morbida, un carrello silenzioso e quel colore che non ha eguali. Legga la scheda tecnica del modello.

1947 – 2024
Paul Auster
Auster scriveva le sue bozze a mano, su quaderni a quadretti, per poi trascriverle su una Olympia SM9 acquistata di seconda mano da un amico nel 1974. La conservò per oltre quarant’anni e le dedicò un intero libro, *La storia della mia macchina da scrivere*.
In esso descrive un’angoscia molto concreta: la paura di vedere scomparire i nastri, poi i tecnici di riparazione e infine la macchina stessa. Acquistava i nastri a scatole intere.
L’Olympia SM è la macchina da scrivere ideale per gli scrittori metodici: pesante pur essendo portatile, estremamente stabile, con una digitazione precisa. Legga la scheda tecnica del modello.

1897 – 1962
William Faulkner
Faulkner è lo scrittore più fotografato con la sua macchina da scrivere: una Underwood portatile appoggiata su un tavolino, nel suo studio di Rowan Oak, nel Mississippi. Utilizzava inoltre una Royal KHM e una Remington Noiseless da ufficio.
Sulle pareti di quell’ufficio aveva scritto a mano l’intero piano di *Una favola*, giorno per giorno. La casa è oggi un museo e la scrittura è ancora lì.
Le Underwood portatili degli anni ’30 sono macchine robuste rispetto alle loro dimensioni, con una corsa dei tasti profonda. Richiedono determinazione.

1933 – 2023
Cormac McCarthy
McCarthy scrisse quasi tutta la sua opera proprio su quella Olivetti Lettera 32 blu, acquistata di seconda mano per circa cinquanta dollari negli anni ’60. *La strada*, *Non è un paese per vecchi*, *Meridiano di sangue*: tutto è passato attraverso quei tasti.
Nel 2009 l’ha messa all’asta per finanziare l’istituto di ricerca di Santa Fe. È stata venduta per 254.500 dollari. Ne ha acquistata una identica per venti dollari e ha continuato a lavorarci. L’intera storia di questa vendita.
La Lettera 32 è una macchina leggera, compatta e senza pretese. Rappresenta il perfetto contrapposto all’oggetto di lusso. Legga la scheda tecnica del modello.

1902 – 1968
John Steinbeck
Steinbeck scriveva a matita, utilizzando decine di matite temperate ogni mattina, e poi faceva trascrivere i testi a macchina. Tuttavia, possedeva una Hermes Baby, acquistata nel 1951, la più leggera tra le macchine da scrivere portatili dell’epoca: pesava meno di quattro chili, valigetta inclusa.
È la macchina fotografica dei viaggi e dei reportage. Ha accompagnato i corrispondenti di guerra su tutti i fronti, proprio perché si poteva trasportare con una sola mano.
La Hermes Baby rimane una delle macchine più vendute di sempre e una delle più comode attualmente disponibili. Legga la scheda tecnica del modello.

1911 – 1983
Tennessee Williams
Williams possedeva un numero impressionante di macchine da scrivere: Remington Portable no 2, Corona Junior, Corona Sterling, Royal KMM, Hermes Baby, Olivetti Studio 44, Olympia SM9. Ne lasciava una in ogni luogo in cui alloggiava.
Scriveva ogni mattina, senza eccezioni, anche negli anni in cui ormai non c’era più nulla in gioco. La macchina da scrivere faceva parte del rituale tanto quanto il caffè.
L’Olivetti Studio 44 è un computer semiportatile da scrivania: più grande di una Lettera, più stabile, con un carrello che scorre alla perfezione. Legga la scheda tecnica del modello.

1914 – 1996
Marguerite Duras
Duras scriveva su una Olivetti MP1, il primo portatile del marchio, progettato negli anni ’30 e prodotto fino a dopo la guerra. Una macchina dalle linee spigolose, spesso nera, a volte in colori vivaci per l’epoca.
Scriveva a Neauphle-le-Château e a Trouville, in silenzio, e rielaborava i propri testi digitandole nuovamente dall’inizio alla fine. La trascrizione a macchina faceva parte del processo di riscrittura, non della messa in pulito.
Olivetti è il marchio che più di ogni altro ha contribuito a trasformare la macchina da scrivere in un oggetto di design. La MP1 rappresenta la sua prima pietra miliare.
Le domande che ci vengono poste
Le domande più frequenti
Quale macchina da scrivere utilizzava Ernest Hemingway?
Diverse, ed è importante sottolinearlo: una Corona 3 pieghevole dei primi tempi, poi alcune Underwood portatili, una Underwood Noiseless, una Royal 10 da ufficio e diverse Royal portatili. Non esiste un’unica «macchina da scrivere di Hemingway», per quanto spesso si legga il contrario.
Su quale macchina da scrivere scrisse Sylvia Plath *La campana di cristallo*?
Su una Hermes 3000 verde pallido, una macchina da scrivere svizzera dai fianchi arrotondati, che utilizzò per *La campana di cristallo* e per le poesie di *Ariel*. In precedenza aveva scritto su una Royal, una Smith-Corona Sterling e una Olivetti Lettera 22.
Su quale macchina è stato scritto “1984”?
Su una Remington Home Portable, dallo stesso George Orwell, in una fattoria sull’isola di Jura (Scozia), quando era gravemente malato. Digitò il manoscritto definitivo dal letto, non essendo riuscito a trovare alcuna dattilografa disposta a recarsi fin lì.
Jack Kerouac ha davvero scritto *Sulla strada* su un rotolo di carta?
Sì. Nell’aprile del 1951 incollò i fogli uno dopo l’altro fino a formare un rotolo di circa trenta metri e lo scrisse tutto d’un fiato, per non doversi mai interrompere per cambiare pagina. Il rotolo originale esiste ancora ed è stato esposto in diversi musei.
Qual è la macchina da scrivere per scrittori più costosa mai venduta?
La Olivetti Lettera 32 di Cormac McCarthy, aggiudicata per 254.500 dollari da Christie’s nel 2009. L’aveva acquistata di seconda mano per circa cinquanta dollari e, dopo l’asta, ne acquistò una identica per venti dollari. La storia completa.
È ancora possibile acquistare questi modelli?
Sì, la maggior parte. Hermes 3000, Hermes Baby, Olympia SM, Olivetti Lettera 32, Olivetti Studio, Remington, Royal, Underwood: questi modelli sono ancora in circolazione e si prestano molto bene al restauro. Sono proprio quelli che rimettiamo a punto in officina, dotandoli di un nastro nuovo e di una pagina di prova prima della spedizione.
Una macchina da scrivere ha più valore?
Non è il modello. Ciò che determina il prezzo è la provenienza: una macchina vale una fortuna perché è appartenuta a qualcuno, non perché è di un modello specifico. Una Lettera 32 comune rimane una macchina accessibile, e presenta la stessa meccanica di quella di McCarthy.
Per saperne di più
Per continuare a leggere
Laboratorio Matypo
La stessa dinamica, a casa sua
Le macchine presenti in questa pagina non sono cimeli: si tratta di modelli di serie, prodotti in centinaia di migliaia di esemplari, che possono essere rimessi a punto. Ciascuna delle nostre macchine viene consegnata dopo essere stata revisionata, con un nastro nuovo montato e testata su una pagina di prova.
Ritratti: Hemingway (fonte: JFK Library), Orwell, Plath, Faulkner (Carl Van Vechten), McCarthy (David Styles), Steinbeck, Tennessee Williams (Orlando Fernandez), Duras e Fleming (Mark Gerson), di pubblico dominio; Agatha Christie (Joop van Bilsen, Anefo, CC0); Paul Auster (David Shankbone, CC BY 3.0); Jack Kerouac (Tom Palumbo, CC BY-SA 2.0). Tramite Wikimedia Commons.